Le Chiese Romaniche

La basilica di San Nicola a Bari

La basilica di San Nicola (Chiìse de Sanda Necòle in barese) nel cuore della città vecchia di Bari, è uno dei più fulgidi esempi di architettura del romanico pugliese. La Basilica di San Nicola è “pontificia”, vale a dire che il suo affidamento ad un determinato ordine religioso spetta direttamente alla Santa Sede. Questo nuovo status giuridico risale al 1929 (Concordato fra Stato e Chiesa), quando lo Stato italiano, incamerando tutte le proprietà della Basilica, rinunciava alla “palatinità” (gestione diretta del re sulla vita del clero) e immetteva la Santa Sede in questa giurisdizione. Nel 1951, ponendo fine all’istituzione del capitolo dei canonici che serviva nella chiesa dalla prima metà del XII secolo,  la Basilica fu affidata all’Ordine domenicano che ancora presta il suo servizio con un particolare impegno per gli aspetti ecumenici. La Santa Sede, al fine di una più incisiva attività in tal senso, ha anche posto fine alla plurisecolare netta esenzione del clero nicolaiano dall’Arcivescovo di Bari, nominando quest’ultimo “delegato pontificio”. Dal momento dell’affidamento di San Nicola ai Domenicani la Santa Sede ha emesso tre documenti fondamentali: Costituzione Apostolica “Sacris in aedibus“ (1951); Costituzione Apostolica “Basilicae Nicolaitanae“ (1968); Costituzione Apostolica “A seguito del IX Centenario“ (1989).

Il duomo di Bitonto

La cattedrale di Bitonto, dal 1986 propriamente concattedrale, nota anche come duomo di Bitonto, è dedicata a San Valentino ed è stata innalzata nel centro della città tra l'XI e il XII secolo.[1] La costruzione, in stile romanico pugliese su modello della basilica di San Nicola di Bari, è considerata la più completa e matura espressione del romanico pugliese[2] anche per il portale riccamente scolpito e per il rosone, il primo in Puglia con sovrarco sormontato da una sfinge e fiancheggiato da due leoni su colonnine pensili. Nella cripta è stato rinvenuto un mosaico raffigurante un grifone. La struttura doveva essere preceduta da un portico, come attestano i resti d'imposte d'archi sui piloni della facciata, ma in realtà non fu mai costruito. L'esistenza della diocesi di Bitonto, secondo le fonti scritte, risale al 1089, quando era guidata dal vescovo Arnolfo, ed è perdurata sino al 1986, quando è stata unita all'arcidiocesi di Bari. È sede della parrocchia di Santa Maria Assunta.

La cattedrale di Altamura

La città di Altamura fu rifondata, dopo un lungo periodo di abbandono, dall'imperatore Federico II nella prima metà del XIII secolo. In questo stesso periodo, probabilmente tra il 1232 ed il 1254, fu eretta, per volere dello stesso imperatore, anche la cattedrale dedicata all’Assunta. Federico la edificò come cappella palatina, e dunque con privilegi di esenzione da qualsiasi giurisdizione che non fosse quella del sovrano. I successivi sovrani confermarono questi privilegi fino al 1929, quando, in seguito ai Patti Lateranensi, per la prima volta un papa di Roma poté nominare il vescovo della cattedrale.

Una iscrizione in caratteri gotici nella cosiddetta Porta Angioina sul fianco destro della chiesa ricorda che, a causa di una sciagura non precisata, forse un terremoto, la cattedrale dovette essere in parte ricostruita nel 1316 con l’aiuto di maestranze bitontine durante il regno di Roberto d'Angiò.

Nel 1485 la chiesa fu elevata al rango di Insigne Collegiata e ciò comportò l’aumento del numero dei sacerdoti che officiavano nella cattedrale e dunque la necessità di aumentare lo spazio della zona del presbiterio e del coro. Si discute tra studiosi e storici sulla presunta inversione dell’orientamento della chiesa attuata nel Cinquecento per conseguire una maggior profondità del coro: alcuni sostengono che l’intera facciata, con portale e rosone, fu smontata e riposizionata dov’è ora; altri invece sostengono l’impossibilità di tale operazione e dunque affermano che l’attuale prospetto conserva una fisionomia molto vicina all’originale federiciano.

Nel XVI secolo, al campanile già esistente, se ne aggiunge uno simmetrico; in seguito vennero allungati ed ultimati con l’aggiunta di due celle campanarie nel XVIII secolo. Sempre al Settecento risale la ricca decorazione degli altari laterali e l’altare maggiore (1793). Invece è frutto del lavoro di ammodernamento realizzato tra il 1850 ed il 1860 dall’architetto Travaglini la decorazione in stile neogotico che riguarda tutta la chiesa (navata centrale e navate laterali) in bicromia alternata ai dorati e agli stucchi.

La cattedrale di Trani

La Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico della città di Trani, in Puglia. È la chiesa cattedrale dell'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie.

Inserita nella lista delle "meraviglie italiane", si tratta di un esempio di architettura romanica pugliese. La sua costruzione è legata alle vicende di san Nicola Pellegrino, risalenti all'epoca della dominazione normanna.

Fu costruita usando la pietra di Trani, un materiale da costruzione tipico della zona: si tratta di un tufo calcareo, estratto dalle cave della città, caratterizzato da un colore roseo chiarissimo, quasi bianco. La chiesa si distingue per il suo vistoso transetto e per l'uso dell'arco a sesto acuto nel passaggio situato sotto il campanile, fenomeno non molto diffuso nell'architettura romanica.

La concattedrale di Ruvo di Puglia

La concattedrale di Ruvo di Puglia, dedicata a Santa Maria Assunta, è uno dei più importanti esempi di romanico pugliese. Fu costruita tra il XII e il XIII secolo con varie modifiche successive. L'edificio si pone come la chiesa matrice e più importante di Ruvo ed è il fulcro del centro storico. La Cattedrale è connessa al Palazzo vescovile poiché è stata sede, fino al 1982, prima della diocesi di Ruvo e poi della diocesi di Ruvo e Bitonto.

Il patrimonio sotterraneo della cattedrale di Ruvo è rimasto nascosto per millenni fino al 1925, quando durante i lavori di ristrutturazione emersero alla luce alcune monofore. Tuttavia nel 1935 con l'abbattimento della cappella del Santissimo Sacramento occorse abbassare la quota di calpestio del transetto e delle navate. La nuova pavimentazione però si rivelava in continuazione umida e bagnata, così le indagini condotte tra il 1974 e il 1975 portarono alla scoperta del ricco sottosuolo. Si può dunque ritenere che la cattedrale fu costruita sulle macerie di un luogo da sempre frequentato nel corso dei secoli da peucetiromani e dalla popolazione medievale. Nell'ipogeo infatti furono ritrovate tombe risalenti a queste civiltà e sepolture di affiliati alle confraternite locali. Dell'età peuceta sono pervenute alcune tombe con uno scarso corredo funebre ma che possono far pensare ad una zona adibita a necropoli e abitato per via della presenza di una fornace. All'epoca romana risalgono invece i due pavimenti a mosaici ritrovati, i quali possono ricondurre all'esistenza di una domus sorta nel II secolo e ampliata nel III. Dall'età medievale provengono le due tombe ricche di monili, inoltre alla stessa epoca risalgono alcuni pilastri di un antico edificio o chiesa sui quali poggia la stessa cattedrale.